Le molte fasi della perdita del lavoro

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Quasi tutti conoscono le fasi dell’elaborazione del dolore.

Gli psicologi – ma anche chiunque l’abbia semplicemente conosciuto – concorda sul fatto che ce ne sono cinque: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e, infine, accettazione.

Alcuni aggiungono qualcosa in più, come dolore fisico e senso di colpa, li cito in modo che nessuna emozione rimanga inesplorata.

Anche se certamente non sto equiparando la perdita del lavoro al dolore di perdere, per esempio, una persona cara – lo so sulla mia pelle, mio padre non c’è più ormai da qualche anno –  non avere più un lavoro è comunque una perdita, qualcosa che lascia un grande vuoto.

Un buco spalancato, in effetti.

Oltre a dire addio alla tua carriera, stipendio, colleghi e amici, in questo caso aggiungerei anche la perdita di autostima e fiducia.

Quando ho perso il lavoro, mi sono ritrovata a farmi strada non solo attraverso le fasi di cui sopra, ma anche molte altre.

Sono una che non si accontenta.

Ecco alcune delle fasi che ho esplorato (qui descritte senza nessun ordine particolare):

Torte e dintorni (e la ricerca di un obiettivo lavorativo)

Mi sono trovata faccia a faccia con la paura e l’incertezza mentre navigavamo nelle acque torbide della perdita del lavoro.

Anche se non consiglio di indugiare a lungo in questa fase in cui solo il tiramisù può aiutare, soprattutto quando non hai molto reddito disponibile per acquistare a lungo il mascarpone bio e un nuovo guardaroba per taglie forti, ogni passaggio può aiutare.

Per non perdermi nei meandri di casa, avendo la passione per la cucina, la mia creatività e la mia voglia di fare si sono tradotte in torte multipiano, crostate dai mille sapori e corsi di pasticceria dai migliori maestri.

E’ stato anche un modo per farmi notare, per dire “io esisto, faccio qualcosa anch’io” soprattutto in quel periodo lì, quello in cui i Social erano letteralmente esplosi e io non li sapevo utilizzare. Il fatto di postare dolci a forma di cuore mi ha aiutato molto per imparare come realizzare post e interagire (mai sottovalutare gli hobby).

A questa esplorazione in un territorio a me da sempre molto gradito, è seguita però la fase dell’espiazione nella faccia degli amici che mi facevano i complimenti con un sorrisino di scherno, come per dire “ma guarda questa poveretta che cucina tutto il giorno” o ancora quasi di risentimento “che fortuna non ha niente da fare”.

Quell’occupazione in parte così degna di ilarità per i più, in realtà conteneva un sacco di soft skill ed è stata anche un modo per valutare i miei obiettivi di carriera mentre tentavo di risalire le scale della mia carriera abbandonata.

Riflettendo in maniera concreta su questa opportunità, ho infatti capito che no, quella non era la mia strada.

O meglio, era e resterà solo un passatempo.

Ma poteva comunque essere un’opportunità e lo è stata in quanto mi ha permesso di uscire di casa, incontrare persone e confrontarmi con loro, imparare una nuova disciplina, capire che ero pronta per un SecondoRound.

Serie TV (o come riflettere sui tuoi valori e capire cosa NON vuoi più dal tuo prossimo lavoro)

Quando subisci la perdita del tuo lavoro, quando devi svegliarti prima delle 7 del mattino solo per portare le bambine a scuola e dopo il mercato te ne torni a casa hai il tempo di guardare MOLTA televisione.

Personalmente, vedere delle serie che coinvolgevano personaggi con ruoli lavorativi un po’ particolari è stato un conforto mentre ciondolavo in pantaloni della tuta cercando di ricordare cosa sapevo fare, insomma mi ha aiutato a capire dove non volevo andare.

Ad esempio, prendi Carrie Mathison di Homeland hai presente che stress nella sua posizione sebbene abbia doti di lucidità e intuizione in cui potrei somigliarle?

O che ne dici di lavorare mentre ti guardi costantemente alle spalle come gli agenti del KGB empatici ma che sfidano la morte Philip ed Elizabeth Jennings degli Americans ?

Non sono poi così patriottica e certo sono lavori un po’ di nicchia.

Allora, ho immaginato di dare l’anima sul lavoro come Claire in Modern Family che non riesce mai a esprimersi davvero (già fatto, meglio non ripetere) ed è sempre stressata e divisa tra lavoro e famiglia (troppo realistico) per non parlare di quella volta che le hanno chiesto che lavoro facesse e lei non sapeva che rispondere.

O peggio ancora, e se fossi una stagista come Liza Miller in Younger perennemente costretta a vestirmi da Millennial e mentire a tutti sull’età pur di avere un lavoro (anche questo troppo realistico? certo però in Italia la data sul cv bisogna metterla).

No grazie.

Ma ecco un’altra fase di autoanalisi: meglio tenersi lontano da certi ambienti di lavoro e da certe situazioni.

Meglio fermarsi un attimo e approfittare della pausa per capire cosa vuoi davvero, cosa è cambiato nei tuoi valori, e prepararti per riuscire ad arrivarci.

Sbalzi di umore (e pioggia di cv)

Questo deve essere tra i peggiori stadi della perdita del lavoro perché la protagonista è una delle emozioni più difficili da bandire: l’insicurezza.

Durante questa fase ho sperimentato sbalzi d’umore simili a quelli di Cristiano Malgioglio.

Ed è stata particolarmente terribile perché mi ha costretta a riconsiderare tutto:

  • perché non ho conseguito un master in Economia?
  • perchè non sono diventata cardiochirurgo anche se la vista di una semplice goccia di sangue mi terrorizza?
  • perchè ho preso in giro le amiche che lavorano in banca dopo aver conseguito il diploma senza neanche valutare altre possibilità?

L’incapacità di calmare la mente probabilmente non era causata solo dal consumo di tutti quei savoiardi imbevuti di caffè espresso istantaneo del mio tiramisù.

È più probabile perché non avevo idea di cosa riservasse per me il futuro.

E lì che si incomincia a spammare tutte le mail delle aziende con i curriculum inviati a caso con un semplice clic, senza neanche una riga di accompagnamento, senza che neanche ci sia un senso se non la richiesta dell’Inglese (ah quello lo so, allora mando).

Uscire da questa fase si può, passando al decaffeinato, e riprendendosi un po’ di autostima: riflettendo sulle proprie competenze e capacità e soprattutto passando il tempo non a diventare Lady Invio Curriculum ma rispondendo a ogni annuncio mirato con documenti di candidatura personalizzati e ben costruiti.

Alla fine di giornate in cui le uniche persone che ti hanno chiamato sono gli addetti alle pulizie, la maestra e dozzine di call center che pronunciano male il tuo nome ma vogliono comunque farti la loro offerta migliore, l’unica cosa che conta veramente sei tu.

Solo con la fase dell’accettazione si riparte, e dall’analisi di quello che sai fare ma anche di quello che vuoi fare, dalle tue competenze e capacità, in tutto questo può aiutarti SecondoRound;)

E tu in quale fase sei?

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